Da quattro studenti di Londra l’invenzione per ridurre l’inquinamento causato dai pneumatici

Il sistema raccoglie fino al 60% delle microparticelle liberate dalle ruote soggette a frizione

Da quattro studenti di Londra l’invenzione per ridurre l’inquinamento causato dai pneumatici

 

La battaglia contro l’inquinamento passa anche attraverso l’idea di quattro studenti di Londra. Sono i giovani master dell’Imperial College e del Royal College of Art, che hanno lavorato insieme per inventare un meccanismo che catturi le microparticelle di plastica che si staccano dai pneumatici quando l’auto si muove ed entrano nell’aria, aumentandone la tossicità.

Una trovata che ha fatto guadagnare ai giovani progettisti il primo posto nazionale del James Dyson Award, il premio che coinvolge 27 paesi del mondo e si rivolge a studenti universitari o neolaureati in discipline come design industriale o ingegneria che trovino soluzioni per problemi diffusi in tutto il mondo, con un occhio di riguardo all’ambiente.

Adesso i finalisti inglesi prenderanno parte alla selezione internazionale di novembre e potrebbero vincere altre 30mila sterline, oltre alle 2mila che hanno già guadagnato per la loro proposta.
Il gruppo si fa chiamare Tyre Collective e si è aggiudicato il riconoscimento perché con la sua idea vuole ridurre l’inquinamento legato al mondo dei trasporti.

Il prototipo dell’invenzione cattura particelle

Ogni volta che un veicolo frena, accelera o fa una curva, infatti, le ruote subiscono una frizione sull’asfalto, a causa della quale si liberano delle microparticelle di plastica. Secondo i calcoli dei ricercatori, per via di questo meccanismo ogni anno si liberano nell’aria 500mila tonnellate di microparticelle nella sola Europa.

A livello globale, si stima invece che dai pneumatici derivi almeno la metà delle emissioni di particolati registrate, che sono peraltro anche il secondo inquinante a base di plastica più diffuso nelle acque dell’Oceano, dopo gli oggetti monouso.

Il dispositivo che ha vinto il premio va collocato sulla gomma e usa principi di elettrostatica per raccogliere le particelle, quando vengono emesse dalle ruote, utilizzando il flusso d’aria che deriva dalla rotazione dei pneumatici. Un metodo efficace, anche a giudicare dai risultati del prototipo, il primo del genere al mondo, che ha raccolto il 60 per cento delle microparticelle liberate in un esperimento in ambiente protetto.

I quattro studenti vincitori si chiamano Siobhan Anderson, Hanson Cheng, M Deepak Mallya e Hugo Richardson e stanno completando il corso in Innovation Design Engineering condotto in collaborazione dai due atenei londinesi. A spingerli a compiere questa ricerca sono stati la loro passione per l’ambiente e il desiderio di utilizzare studi e conoscenze per produrre qualcosa che avesse un impatto significativo sulla società.

La forza del nostro gruppo di ricerca consiste nella nostra diversità – ha dichiarato Hugo Richardson – . Veniamo dai quattro angoli del pianeta e a farci incontrare è stata la ricchezza della conoscenza nei settori dell’ingegneria meccanica, del design produttivo, dell’architettura e della biomeccanica. Tutti sanno che i pneumatici si usurano con il movimento, ma nessuno si è mai chiesto che fine facesse la plastica che si perde per via dell’uso”. Nessuno prima di loro.

I giovani designer, peraltro, hanno anche ipotizzato come riciclare le particelle accolte dal dispositivo. Potrebbero servire per realizzare materia prima da sfruttare nella stampa 3 D, per realizzare pannelli per l’isolamento e nella produzione di nuovi pneumatici. Anche se il primo utilizzo sarà trasformarle in inchiostro, con cui stampare i biglietti da visita del loro gruppo. Una società ancora da costituire, ma che probabilmente si farà conoscere.




Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito 


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