Don Ciotti a Londra: “La mafia è attratta dal miele della finanza”

La nostra intervista al presidente di "Libera". Parla anche dei giovani emigrati: "L'Italia non ha la testa per salvaguardare questo patrimonio. E così lo lascia andar via pagando un prezzo pesante" [VIDEO]

Don Ciotti a Londra: “La mafia è attratta dal miele della finanza”

 

Don Luigi Ciotti arriva a Londra per parlare di mafia e lotta all’illegalità. Un incontro che forse non tutti si sarebbero attesi, considerato l’impegno quotidiano del presidente di “Libera” proprio in Italia dove questioni così spinose sono all’ordine del giorno.

Invece, anche tra lo scintillare dei grattacieli londinesi qualcosa di molto losco accade. Lo sanno bene gli attivisti dell’associazione antimafia, fondata proprio dal sacerdote, che hanno deciso nel 2015 di aprire una sede distaccata anche nella capitale inglese coordinata da Davide Palmisano, figlio di Marcello Palmisano telecineoperatore della Rai, nel 1995 rimasto vittima di un agguato di banditi somali durante il quale fu ferita anche la giornalista Carmen Lasorella.

Lasorella e Palmisano erano a Mogadiscio per indagare sulla lotta tra la compagnia italo-somala “Somal Fruit” e l’americana “Dole”, due multinazionali attive nel commercio delle banane “somalite”. Stando ad alcune dichiarazioni a suo tempo rese da un delegato della Somal Fruit, Marcello Palmisano morì per un fatale scambio di persona, in quanto alcuni miliziani somali, dipendenti della ditta americana, avevano identificato i due giornalisti come collaboratori della loro ditta rivale.

Davide e la sua famiglia non credettero ovviamente alla ricostruzione sospettando sempre che dietro all’omicidio ci fu la mafia internazionale che non voleva che venissero svelati dai due giornalisti i loro loschi traffici internazionali.

Oltre venti anni dopo Davide, e soprattutto don Ciotti (i due nella foto in alto nell’incontro di Londra), continuano nella loro lotta quotidiana cercando di contrastare l’illecito, in Italia così come all’estero.

Venni a Londra già trenta anni fa – racconta il sacerdote nella nostra intervista (la versione integrale nel video in basso) – perché l’allora ministro dell’Interno britannico era venuto a conoscenza della nostra associazione Babele con la quale affrontavamo i trafficanti di droga proprio nei loro territori. Il ministro ne voleva sapere di più, delle metodologie che avevamo adottato, dei gruppi di contrasto che avevamo fondato. Nel corso degli anni la nostra rete si è ampliata a livello europeo e anche ai paesi dell’America Latina e dell’Africa. Ecco, quindi, perché sono oggi a Londra ospite di Davide Palmisano e dell’Istituto di cultura: per portare il mio messaggio di solidarietà a tutti questi ragazzi impegnati in prima linea che prendono a cuore il problema della criminalità organizzata, anche lontano da casa loro”.

Giulia Baruzzo è la coordinatrice di questa rete internazionale che fa capo a “Libera”. Una rete che di fatto ha creato anche una Europa a due velocità, dove la prima va molto più veloce grazie a un sistema aggregativo nato per contrastare le mafie; la seconda molto più lenta per il fatto che ogni stato membro debba curarsi da sé i propri “cancri”.



Era già il 1997 quando nel Parlamento europeo e nelle varie commissioni suggerimmo di creare dei sistemi unici per il contrasto e la repressione delle mafie – aggiunge don Ciotti -. Perché era sotto agli occhi di tutti che il problema non era più dei singoli stati, Italia tra tutti, ma dell’intero continente attraverso delle ramificazioni internazionali alimentate da traffici di droga e soldi sporchi.

Già allora parlavamo di educazione della società a capire e affrontare queste problematiche, perché non potevamo solo affidarci a polizia e magistrati per fermare questi cancri, ma serviva, e serve tuttora, un forte impegno civile da parte di tutti che deve partire dalle famiglie per propagarsi alle scuole e università fin dentro i luoghi di lavoro. Però tutto questo deve essere applicato, perché ad oggi c’è una Europa che va un po’ per i fatti suoi, dove alcuni paesi hanno un sistema legislativo troppo debole e lì e mafie prosperano. E poi ci sono altri paesi, vedi l’Inghilterra, dove si fanno tanti sforzi ma c’è un miele così gustoso, che è la finanza, che attrae tutti tanto da dar vita a importanti attività di riciclaggio di denaro sporco”.

Don Ciotti punta anche l’attenzione al flusso migratorio che negli ultimi anni ha caratterizzato il sud dell’Europa verso il Regno Unito, svuotando i paesi di molti ragazzi, come la stessa Italia, in cerca di un posto di lavoro che non gli veniva garantito dalla nazione d’origine.

Sarebbe un sogno vedere che il flusso si inverta. Ho incontrato migliaia e migliaia di ragazzi che vivono all’estero e posso dire che è una vergogna che il nostro Paese non faccia nulla per trattenerli. Non ha la testa per capire il grande patrimonio che stiamo perdendo e lo dico soprattutto come atto d’amore e rispetto per l’Italia e i suoi giovani.


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