Ansia da Brexit: ne soffre la gran parte degli europei in UK e dei britannici all’estero

Un sondaggio rivela le maggiori preoccupazioni tra le quali mancanza di informazioni chiare e incertezza sulla salvaguardia dei propri diritti

Ansia da Brexit: ne soffre la gran parte degli europei in UK e dei britannici all’estero

 

Dal giorno del referendum che ha sancito la decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea, la Brexit ha significato per molti una serie di ansie, preoccupazioni ed incertezza. A risentire degli effetti “nefasti” non solo cittadini europei residenti nel Regno Unito, ma anche britannici nel resto d’Europa o cittadini britannici che hanno vissuto all’estero in passato.

A rivelarlo è il sondaggio “Brexit, the EU and You”, condotto su un campione di oltre 3mila persone da Europe Street News, portale online con focus Brexit e diritti dei cittadini in Europa.

Dei partecipanti al sondaggio, il 93% si sente più in ansia dal giorno del referendum. Tra le cause principali di questo stato d’animo vi è in primis la mancanza di informazioni chiare intorno alla salvaguardia dei propri diritti.

Il 63% non si sente informato sui diritti post-Brexit e, più in generale, il 59% non è a conoscenza dei propri diritti alla sicurezza sociale in Europa (per quanto riguarda il sistema pensionistico o sanitario, ad esempio). Un’altra questione causa di ansia ruota attorno la protezione dei diritti fondamentali: il 70% non sa come difenderli, nel caso questi non venissero rispettati dopo la Brexit.

Ma non ci sono solo effetti negativi. Stando ai dati riportati, la Brexit ha aumentato in modo notevole l’interesse di molti cittadini per la politica (lo conferma circa il 69% delle persone che hanno risposto al sondaggio, e che hanno vissuto in più paesi). Le risposte rivelano anche notevole supporto (90%) all’idea che chi si trasferisce in un altro paese dell’Unione europea debba avere pieni diritti di voto nel luogo in cui vive e prendere parte cioè alle elezioni nazionali oltre che municipali. Per gli italiani, questa percentuale arriva al 95%.

Nonostante ciò, il 92% dei partecipanti ha rivelato di non sentirsi pienamente rappresentato nel dibattito politico, e dai mass media (85%). Tra tutti i gruppi analizzati, sono i cittadini britannici che vivono in altri paesi europei a soffrire maggiormente di questo stato d’animo. Dall’altro lato, molte delle persone che si sono spostate attraverso i confini dell’Unione europea si sentono discriminate a cause della loro nazionalità (37%). Questa percentuale è particolarmente alta per i cittadini europei nel Regno Unito (56%), ma per gli italiani nel Regno Unito è del 41% (per i polacchi, prima minoranza etnica nel Regno Unito per numero di abitanti, è del 60%).



Il terzo ed ultimo motivo di preoccupazione è legato soprattutto alla salvaguardia della libertà di movimento, in particolare per quei gruppi di cittadini che hanno vissuto in più di due paesi e che sono intenzionati a spostarsi ancora in futuro, per motivi principalmente di studio o lavoro. Un esempio è quello di attori o musicisti, dove il viaggiare continuamente da un paese all’altro è un requisito fondamentale della professione (qui il nostro speciale sugli effetti della Brexit sulla professione del musicista).

Il 43% delle persone del sondaggio si è infatti più volte trasferito in un altro paese e ha vissuto in più di due nazioni. Il 35% considera altri spostamenti in futuro, una percentuale che sale al 55% per gli europei nel Regno Unito e al 63% per gli italiani che vivono qui. Solo il 10% però vuole tornare nel paese d’origine. Questo aspetto, rivela il sondaggio, è stato spesso preso poco in considerazione nei negoziati tra Regno Unito ed Unione Europea e sarà per questo difficile provvedere ad una protezione adeguata a questo caso specifico.

Tre cose colpiscono di questo sondaggio. La prima è l’alto livello di mobilità. Molte persone hanno vissuto in 3, 4 o 5 paesi e molte vorrebbero spostarsi ancora in futuro. Questo rende ancora più importante un accordo sulla Brexit che protegga tutti i diritti acquisiti finora, e anche quelli futuri, altrimenti promesse unilaterali o accordi bilaterali rischiano di non essere sufficienti” spiega Claudia Delpero, fondatrice e direttrice di Europe Street News.

La seconda è l’alta partecipazione al sondaggio, un segnale di desiderio di partecipazione e forse anche di ricerca di informazioni. Infine, l’alta partecipazione anche da parte di cittadini britannici che vivono nel Regno Unito (18%) e che hanno dato risposte molto simili agli altri gruppi analizzati. Stando alle risposte, molti hanno vissuto all’estero in passato o fanno parte di famiglie miste. Anche di questo gruppo, che pure subisce un impatto importate, si parla poco nei media e nel dibattito politico”.

@AgostiniMea

(foto @Pixabay)


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