“Farsi amico il nemico sul momento paga. Ma poi nascono altri problemi”

Pif si racconta in occasione dell'anteprima UK del suo ultimo lavoro "In guerra per amore". Lo abbiamo incontrato per una intervista esclusiva

“Farsi amico il nemico sul momento paga. Ma poi nascono altri problemi”

 

Pierfrancesco Diliberto, in arte PIF, torna a Londra dopo due anni in occasione del festival Cinema Made In Italy, per presentare in anteprima UK il suo secondo film “In Guerra per Amore“. Attraverso il suo stile inconfondibile è tornato a parlare di Mafia utilizzando un pretesto romantico e focalizzandosi su un altro capitolo poco trattato, quello dello sbarco in Sicilia da parte delle truppe alleate nel ’43.

Il cameriere impacciato di origini siciliane, Arturo Giammarresi, ha una relazione con la compaesana Flora Guarneri (Miriam Leone), che però è già stata promessa in sposa dallo zio al figlio del braccio destro di Lucky Luciano. L’unico modo per fermare le nozze è quello di ricevere il consenso direttamente dal padre della sposa, che però è rimasto a Crisafullo, in Sicilia, poichè molto malato. Così, con la promessa di riuscire nell’impresa, Arturo va in guerra per amore.

Ad accompagnare Pif a Londra, lo sceneggiatore Michele Astori, già co-autore del primo film “La Mafia uccide solo d’estate”, con il quale ha formato ormai un sodalizio artistico.

Cosa vi aspettate dal pubblico inglese? Credete che riusciranno a carpire il sarcasmo e il cinismo dei vostri film?
Pif: Siamo curiosi di vedere come reagirà il pubblico inglese. Nel film ci siamo concentrati sul ruolo degli americani nello sbarco, ma come sappiamo anche l’Armata britannica era parte attiva. Se gli americani intrattennero relazioni con la Mafia locale, gli inglesi legarono con la Massoneria dell’isola. Entrambe tenute sotto controllo durante il Fascismo. Con questo film non vogliamo accusare nessuno, anzi, dobbiamo essere grati di essere stati “liberati” ma, visto che nessuno ha mai voluto parlarne apertamente, vogliamo sottolineare il fatto che tutto ciò ha avuto un alto prezzo, che paghiamo ancora oggi. Farsi amico il nemico, sul momento, paga, ma alla lunga nascono altri problemi. Questo meccanismo si è ripetuto in altri conflitti, ancora oggi. In Italia, invece, questo è un tema ancora troppo sensibile, perchè non abbiamo, secondo me, una visione lucida e consapevole di cosa è successo e cosa abbiamo fatto. Non ci siamo resi conto che a un certo punto i cattivi eravamo noi. Comunque noi siamo tranquilli, abbiamo verificato tutti i fatti storici prima di metterci a scrivere su questo argomento.

Astori: Per quanto riguarda il linguaggio, credo che il pubblico inglese abbia una cultura del cinema italiano e che quindi siano abituati all’umorismo cinico tipico della commedia all’italiana, che è anche quella a cui ci rifacciamo noi.

Pif insieme a Miriam Leone durante le riprese del film

Questo ormai è il secondo film che scrivete insieme, senza contare la serie tv tratta dal primo film, e siete entrambi di Palermo. A chi vengono le idee? Come funziona il processo creativo?
Astori: A lui vengono le idee, io mi attacco. (ride, ndr)

Pif: Era da un po’ di tempo che volevo fare qualcosa sulla Resistenza, poi c’è venuta in aiuto la moglie di Michele che, mentre eravamo a cena, ha suggerito di approfondire lo sbarco in Sicilia.

Astori: Fare un film occupa così tanto tempo della tua vita, che ti deve per forza piacere quello che fai. Quando siamo venuti qui a Londra due anni fa, stavamo già lavorando a questo film da circa un anno, comprese le letture della sceneggiatura. Io e Pif ci troviamo bene perchè non ci prendiamo troppo sul serio e ci divertiamo molto a scrivere. (rivolgendosi a Pif) “Ti ricordi che risate quando abbiamo scritto la scena del contadino?”

Tramite i vostri tantissimi personaggi, avete caricaturato tutti gli stereotipi sui Siciliani. Ma sono solo stereotipi o c’è del vero? Ad esempio, il contadino che vuole uccidere i due soldati per l’onore della figlia?
Astori: Beh, non credo ci si potesse aspettare diversamente nel ’43. E forse neanche nell’83 (ride, ndr). Addirittura abbiamo trovato testimonianze di Americani che raccomandavano ai compagni di non invaghirsi delle Siciliane perchè i Siciliani erano un po’ irascibili, diciamo.

Pif: Penso fosse così in tutta Italia. Mi confrontavo con un mio amico di Bolzano sulla questione di esporre il lenzuolo macchiato di sangue il giorno dopo le nozze per testimoniare la verginità della sposa e lui mi ha detto che era pratica diffusa anche lì. Vanno bene le critiche, ma questa sarebbe una forzatura.

Pif, hai trasportato il format de “Il Testimone” al cinema e hai affermato in altre interviste quanto sia facile sbagliare le dosi tra sarcasmo e freddezza. Come definiresti il tuo genere?
Pif: è un po’ difficile, perchè è a metà strada e specialmente quando devi distribuire il film e ti chiedono di inserire un genere, alla fine viene definito come “drama”, ma non è proprio così.

Lo possiamo definire un “genere alla Pif”?

Astori: Sì, in futuro, come adesso si dice un film “alla Woody Allen” o “alla Coppola”, si dirà “un film alla Pif”!

Verso la fine del film si percepisce un po’ di rassegnazione ma anche un pelino di speranza, quando Arturo si siede ad aspettare che il Presidente venga a parlare con lui. Che tipo di messaggio avete voluto comunicare?
Pif: Beh, che facciamo un po’ schifo sicuramente. Io alla fine ci vedo solo rassegnazione, di un piccolo uomo di fronte alla portata degli eventi storici e all’inganno.

Astori: Questo è stato oggetto di lunghe discussioni, infatti abbiamo girato l’ultima scena sia con Arturo da solo, che con Arturo e Flora; era giusto che in quel momento fosse da solo, ma aveva anche senso concludere il filone della storia d’amore iniziato tra i protagonisti.

Il Presidente del Senato Pietro Grasso ha definito il vostro primo film “il migliore film sulla Mafia” che abbia mai visto.
Pif: Questo ci ha dato molto orgoglio, perchè lui ha vissuto in prima persona le vicende di quegli anni e quindi meglio di noi può avere ricordi tangibili. Quando eravamo nella stessa sala a guardare il film, avevo paura di guardarlo per sapere cosa pensasse. Alla fine ha rivelato di essere senza parole per quanto fosse emozionato.