Il racconto dei racconti, un fantasy spietato e crudele

Il racconto dei racconti, un fantasy spietato e crudele

Quello che ha sempre caratterizzato il cinema di Matteo Garrone è una crudeltà dello sguardo, una spietatezza nell’inquadrare l’oggetto e a mostrarcelo senza sconti, senza veli, senza protezioni. Pensate al corpo magrissimo di Michela Cescon in Primo amore, dove era una donna costretta a dimagrire per amore di un uomo. O pensate alla vele di Scampia, o ai corpi dei giovani camorristi di Gomorra, mostrati nella loro impietosa bruttezza. Il cinema di Garrone non ci nasconde nulla, anzi lo illumina e lo inquadra per farcelo vedere meglio. Così anche il suo nuovo film, Il racconto dei racconti (Tale Of Tales), in concorso a Cannes e nelle sale italiane dal 14 maggio, è, sì, un fantasy. Ma è un fantasy alla Garrone. Spietato, crudele. Incantato, ma duro. Come lo erano le fiabe, in origine. Ambientato nel 1600, è liberamente tratto da “Lo cunto de li cunti” di Gianbattista Basile, l’autore le cui fiabe sono le antesignane di tutti i racconti fiabeschi dei secoli successivi.

E le prime immagini del film che sono state diffuse ci confermano che Il racconto dei racconti è puro cinema Garrone. Un uomo dentro un armatura è riverso a terra, pieno di ferite, accanto al cuore pulsante di un drago. Vicino a lui c’è anche la carcassa di un animale. Una nobildonna dagli abiti eleganti si abbuffa di carne cruda. Re e regine, orchi e draghi, creature deformi, esseri efebici e bellissime ninfe dalla pelle bianca e i lunghi capelli rossi. Boschi, castelli, streghe, artisti da circo e lavandaie. Nelle tre storie che compongono Il racconto dei racconti c’è tutto l’immaginario delle fiabe, che poi è quello di cui si è appropriata prima la letteratura e poi il cinema fantasy.

Ma Garrone fa quello che aveva fatto con Gomorra e il cinema di gangster e mafia. Se ne riappropria, andando alla base, alle radici. Partendo dall’inizio di tutto e riscrivendo completamente la storia. Dipingendo di nuovo il quadro, partendo da zero, con i propri colori. In Gomorra aveva in un certo senso demolito il mito del gangster movie e riscritto i codici del genere, raccontando un crimine di gente comune e poco affascinante, e girando nella villa del camorrista che si era ispirato a Scarface, per mostrare un crimine tanto privo di glamour quanto vivido e reale. Ne Il racconto dei racconti va a ripescare le fiabe di Gianbattista Basile, sorta di testo archetipico sul cui immaginario in seguito, in molti, anche i Fratelli Grimm, hanno costruito i propri mondi. E anche qui riformula i codici del genere, riportando le fiabe alla loro natura iniziale. In questo modo Garrone si riprende anche il fantasy, e lo riscrive a modo suo. Crudele, appunto, e adulto. Ancestrale, terreno, legato alla natura. Non certo un cinema per ragazzi.

ilraccontodeiracconti2015

“Ho scelto di avvicinarmi al mondo di Basile perché ho ritrovato nelle sue fiabe quella commistione tra reale e fantastico che ha sempre caratterizzato la mia ricerca artistica” ha spiegato Matteo Garrone. “Le storie raccontate ne Il racconto dei racconti descrivono un mondo dove sono riassunti gli opposti della vita: l’ordinario e lo straordinario, il magico e il quotidiano, il regale e lo scurrile, il terribile e il soave”. Il cinema di Matteo Garrone è sempre stato così. E il segreto di quella crudeltà dello sguardo probabilmente sta proprio in questa commistione tra reale e fantastico. Sì, perché quel corpo nudo di Primo amore e le vele di Scampia di Gomorra, erano sì reali ma con lo sguardo di Garrone diventavano anche qualcosa di metafisico, astratto, irreale. E le storie fantastiche di Basile, al contrario, sono incantate, ma sono allo stesso tempo terrene, concrete, tangibili. Un punto di vista che verso la fiaba e il fantastico nessuno, o quasi, aveva mai pensato.

Da Cannes era partita la fama internazionale di Garrone. Da quella edizione in cui c’erano lui e Sorrentino, Gomorra e Il Divo. Paolo Sorrentino si è lanciato subito verso una produzione internazionale, This Must Be The Place, girata con Sean Penn tra Irlanda e America. Garrone è rimasto ancora un momento in Italia, con Reality. Ma ora affronta anche lui una produzione con grandi star internazionali, Vincent Cassel, Salma Hayek, Toby Jones, John C. Reilly, Stacy Martin, a cui si aggiungono i nostri Alba Rohrwacher e Massimo Ceccherini. Parliamo di salto internazionale solo a livello di cast, ovviamente. Perché Massimo Garrone un autore internazionale lo è ormai da tempo.

Maurizio Ermisino