Sistema a punti: dal primo gennaio l’UK chiude le frontiere a chi non parla inglese

A chi cerca lavoro sarà chiesto di comprovare la conoscenza della lingua. Alcune categorie saranno esenti dal farlo

Sistema a punti: dal primo gennaio l’UK chiude le frontiere a chi non parla inglese

 

All’avvicinarsi della fatidica data che segnerà la fine della libera circolazione tra il Regno Unito e l’Unione Europea, il prossimo 31 dicembre, sono ancora molte le cose su cui fare chiarezza. Una di queste riguarda i requisiti linguistici per tutti i cittadini italiani ed europei che vorranno trasferirsi nel paese a partire dal nuovo anno.

Dal 1° gennaio 2021 entrerà infatti in vigore un nuovo sistema di immigrazione a punti, ispirato a quello australiano, e che darà accesso al Regno Unito soltanto a coloro che totalizzeranno 70 punti secondo le tabelle ratificate dal governo Johnson. Come ottenere tale punteggio?

Semplice (o non esattamente)! Si tratta di una serie di requisiti in materia di lavoro, salario, formazione e competenze linguistiche che, se soddisfatti, danno diritto a 10 o 20 punti ciascuno. Ma ottenere tutti i 70 punti non è certo banale, soprattutto per i cosiddetti “lavoratori poco qualificati” o per chi la lingua non la mastica perfettamente, e la domanda che sorge spontanea è: che cosa ne sarà delle migliaia di italiani che ogni anno partono per il Regno Unito con in tasca solo qualche risparmio e la voglia di farsi (o rifarsi) una carriera? Beh, le cose per costoro non si mettono per niente bene.

Secondo il governo Johnson, imporre dei requisiti linguistici più severi dovrebbe “garantire l’integrazione” e assicurare che “gli immigrati possano vivere nel paese in quanto parte di una comunità.” Ma, di fatto, questo non è che il riflesso di una politica migratoria ostile, volta a “garantire accesso solo alle menti più brillanti” e a riservare i “lavori non qualificati” alla popolazione inglese, nonostante oggi molte di queste professioni siano svolte soprattutto da stranieri – europei e non.

Tra i criteri attualmente riconosciuti per dimostrare le proprie competenze linguistiche, che danno accesso a 10 punti nel sistema illustrato sopra, figurano: l’essere cittadino di un paese a maggioranza linguistica inglese, l’aver ottenuto un titolo di studio presso un’università anglosassone (o il cui insegnamento è svolto in inglese), o l’aver superato un test di lingua.

Sono esonerati da tale requisito medici ed infermieri, la cui abilità linguistica può essere comprovata dai relativi sponsor, i bambini, gli adulti di età superiore a 65 anni e le persone con determinate difficoltà mentali o fisiche (per queste ultime sarà necessario compilare un modulo per la richiesta di esenzione.)

Per gli studenti laureati che intendono convertire il proprio diploma ai fini di dimostrare una conoscenza adeguata della lingua, sarà necessario fare domanda all’UK NARIC, l’agenzia nazionale specializzata nel riconoscimento di titoli di studio ottenuti all’estero.

Mentre per chi non possiede una laurea, ma soddisfa tutti i rimanenti criteri fondamentali ed intende applicare per un visto lavorativo o di ricongiungimento famigliare, esistono due tipi di test a seconda del visto per cui si intende applicare.

Per i lavoratori e gli studenti, è richiesto un esame che ne attesti le capacità di comprensione, sia scritta sia orale, conversazione e produzione scritta. Mentre per il visto famigliare è sufficiente un test che verifichi capacità di comprensione orale e di conversazione.

Il livello richiesto dipende nuovamente dal tipo di visto, ma è tipicamente B2 per gli studenti e B1 per i lavoratori qualificati, secondo il Quadro Comune Europeo di Riferimento per la Conoscenza delle Lingue (QCER).

La lista dei test riconosciuti (SELT) è presente sul sito del governo ed include l’IELTS, il LanguageCert ed il Pearson. I prezzi vanno dai 176 ai 265 euro e le sedi riconosciute sono normalmente a Roma o nel Regno Unito.

Al momento della domanda per il visto, sarà necessario presentare i risultati del test. “In mancanza di tale documentazione, la richiesta potrebbe essere respinta,” dichiara il sito del governo.


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