Settled status in formato cartaceo: Westminster dice no

Il diritto di permanenza in UK per gli Europei sarà solo digitale. Bocciata la proposta di creare una "carta di identità" fisica

Settled status in formato cartaceo: Westminster dice no

 

La battaglia per l’ottenimento di un documento fisico comprovante il diritto di permanenza per i cittadini UE nel post Brexit è persa. Ad annunciarlo è the3million, l’organizzazione per la tutela dei diritti degli europei nel Regno Unito, che nelle ultime settimane si era fatta promotrice della campagna #DeniedMyBackup, l’iniziativa, diretta a fare pressione su Westminster nell’adozione di un documento fisico.

Con la bocciatura nei due rami del Parlamento britannico del disegno di legge a firma della relatrice Christine Jardine, deputata Lib Dem, si rafforza la linea del Governo Johnson che, preferendo un’approccio digitale, da sempre nega la concessione di una documentazione cartacea per comprovare l’ottenimento di settled status e pre settled status.

Una scelta che solleva, però, perplessità tra cittadini e organizzazioni in quanto espone le categorie più vulnerabili. Secondo i the3million, infatti, “salvo che il governo britannico non metta in campo ulteriori garanzie, compresa una soluzione fisica per persone o a supporto di ipotesi non adeguate alla sola opzione digitale, rischiamo di assistere ad uno straordinario livello di discriminazione”.

Secondo l’organizzazione nata all’indomani del referendum sulla Brexit, la discussione parlamentare attorno al disegno di legge Jardine, ha mostrato che “i parlamentari di un ampio spettro politico, chiaramente riconoscono che, in particolare tra anziani e categorie vulnerabili, sarà difficile l’implementazione di un sistema solamente digitale. Ascoltando il dibattito nella Camera dei Comuni, è chiaro che questo argomento e le sollecitazioni dei cittadini preoccupati, sono state prese in considerazione”.

Tuttavia non sono state tradotte in indicazioni vincolanti per il Governo Johnson che proseguirà nel suo approccio esclusivamente digitale.

Una scelta che, secondo the3million e altre organizzazioni a tutela dei diritti degli europei, può sfociare in palesi discriminazioni con ricadute sul mondo del lavoro, nel contesto abitativo e nella prestazione di altri servizi essenziali.



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