Residenza permanente, oltre 200mila italiani l’hanno già acquisita

Il 61% ha ottenuto il settled status e il 38% il “pre-settled” status

Residenza permanente, oltre 200mila italiani l’hanno già acquisita

 

Con l’avvicinarsi della data ufficiale della Brexit, prevista per fine mese (il 31 ottobre) e lo scenario di un No Deal sempre più concreto, crescono anche le richieste di settled e pre-settled status da parte dei cittadini europei.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ufficio nazionale di statistica britannico (ONS), su tre milioni di europei attualmente residenti nel Regno Unito oltre un milione e mezzo ha fatto domanda di residenza tramite l’EU Settlement Scheme, sistema elettronico di registrazione messo in atto dal governo britannico (dati aggiornati a fine settembre).

Tra questi ci sono anche 200.700 italiani (su un totale stimato di 600-700mila connazionali residenti in UK), terzo maggiore gruppo etnico presente nel Regno Unito dopo polacchi e romeni.

Il 61% degli italiani ha ottenuto il settled status, permesso di residenza a tempo indeterminato riservato a chi abita nel paese da almeno cinque anni, e il 38% il “pre-settled” status, per chi è in UK da meno di cinque anni. Rispetto ai dati di questa estate, il numero è quasi raddoppiato.

Resta ancora circa un milione di europei che deve fare domanda. Come precisato dall’Home Office, per registrarsi e ottenere la residenza permanente c’è tempo fino al 31 dicembre 2020 (in caso di No Deal, la tanto temuta uscita del paese senza un accordo con l’Unione Europea) , o al 30 giugno 2021, nel caso in cui il governo britannico riesca a trovare un’intesa con Bruxelles questa settimana.

Il metodo di registrazione online rappresenta per ora l’unico metodo ideato dal governo inglese per garantire i diritti dei cittadini europei dopo la Brexit. Il sistema ha però generato non poche polemiche e critiche.

Sono affidati alla cronaca i casi di europei per lungo tempo in Gran Bretagna, perlopiù anziani, ai quali non è stato concesso il tanto agognato settled status; in più, l’App messa in campo dall’Home Office britannico è scaricabile soltanto su telefono Android, e non i-phone o altro sistema.

Ad accrescere polemiche e preoccupazioni si è aggiunta anche la recente dichiarazione del ministro per la sicurezza britannico Brandon Lewis che, in un intervista al quotidiano tedesco Die Welt, ha dichiarato che “i cittadini che dopo la Brexit non avranno ancora fatto domanda per lo status di residente saranno espulsi dal paese”.

Durissimo il commento del gruppo “The3million”, attivissimo per la difesa dei diritti dei cittadini europei nel Regno Unito, che ha definito “follia” le dichiarazioni del ministro Lewis.  L’associazione  è attualmente coinvolta in attività di lobbying con le istituzioni europee per far si che il pre-settled o settled status dei cittadini sia riconosciuto tramite un trattato internazionale  (una pratica nota come “ringfencing”).

Il governo britannico intanto,  in questi giorni impegnato a negoziare un accordo di uscita con Bruxelles entro il summit del 17 ottobre, ha rinnovato l’invito ai cittadini europei a fare domanda di settled status “il prima possibile”.

Per il Regno Unito e l’Europa si sta vivendo una settimana cruciale, lunedì c’è stato il tanto atteso Queen’s speech, segnando di fatto l’inizio di una nuova legislatura, domani gli stati membri si riuniranno a Bruxelles al fine di trovare un accordo. Mentre sabato, a Londra, il Parlamento britannico si riunirà in una storica riunione parlamentare (la prima a tenersi di sabato dai tempi della guerra delle Falklands) per decidere sull’esito del meeting europeo.

@AgostiniMea


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