Settled status, da oggi parte il nuovo sistema per richiedere il visto in UK

Si tratta ancora di una procedura in fase di test ma questa volta aperta a tutti

Settled status, da oggi parte il nuovo sistema per richiedere il visto in UK

Aggiornamento ore 16.30 del 21 gennaio 2018: nel discorso in Parlamento tenuto nella giornata di oggi, il Primo ministro Theresa May ha annunciato che la tassa di £65, per gli adulti, e di £32.50 per i minorenni, per la richiesta del Settled status verrà abolita.  

Lo schema del nuovo settled status, tramite cui potranno fare domanda di visto a tempo indeterminato i cittadini europei residenti nel Regno Unito da almeno cinque anni, entra nella sua terza fase sperimentale, questa volta aperta a tutti, a partire da oggi 21 gennaio.

I due progetti pilota lanciati nel 2018 sono terminati, ma il numero di persone che ne hanno preso parte sono state molto poche rispetto al numero di coloro che avrebbero potuto farlo.

Probabilmente chi non ha partecipato possiede un iphone e non un cellulare con sistema Android, per cui non ha potuto neanche scaricare la App.

La maggioranza di chi ha fatto domanda ha ottenuto il settled status, ma non senza difficoltà.  A quanto pare, ci sono stati problemi nell’utilizzo della App, che ad esempio, spesso non riesce a leggere i dati biometrici sul passaporto, stando ai feedback degli utenti, come riportato da associazioni coinvolte nella fase dei test.

Inoltre chi non ha una situazione lineare, ad esempio chi non ha cinque anni di lavoro consecutivi, ha trovato difficoltà nel completare il procedimento.

Intanto il gruppo the3million che rappresenta gli interessi dei cittadini europei residenti in UK, ha ottenuto il permesso della High Court di portare avanti un “judicial review”, cioè un procedimento volto a verificare la legalità della legge che permette all’Home Office di non fornire accesso ai propri dati personali a chi ne faccia richiesta.

L’eccezione alla regola secondo cui è possibile richiedere accesso ai propri dati tenuti da varie organizzazioni, rappresenta un grave problema per gli europei che dovranno fare domanda di settled status.



Infatti, senza prendere visione delle ragioni per cui una domanda è rifiutata, sarà impossibile opporsi e richiedere una nuova decisione.

Se si considera che il procedimento di settled status preveda controlli incrociati automatici per verificare l’effettiva residenza di chi presenta domanda, capiamo che il margine di errore è notevole.

Il 17 gennaio l’Home Office ha aggiornato le linee guida su come dimostrare la propria residenza ai fini di ottenere il settled status, già pubblicate in ottobre 2018.

Questa altro non è che una lista di documenti che possono essere utilizzati per provare la propria residenza. I documenti sono più o meno gli stessi che devono essere inviati per fare domanda di permanent residence, con l’aggiunta che – in caso non sia possibile reperire documentazione sufficiente a coprire l’intero periodo – l’Home Office rassicura che “lavorerà con te per confermare che sei stato residente sulla base delle informazioni disponibili”.

Viene da chiedersi cosa significhi, ed in quale modo l’Home Office si prodigherà per rendere possibile confermare che si è stati residenti “sulla base delle informazioni disponibili” se il punto è proprio che le informazioni sono insufficienti.

Si spera che la terza fase del settled status porterà qualche risposta, e nel frattempo a due mesi dalla Brexit, ci si prepara a possibilità che vanno da un’uscita dall’Unione senza un accordo a un nuovo referendum.

Qui il sito ufficial del Governo per saperne di più sul settled status.


L’autrice di questo articolo è Gabriella Bettiga, avvocato esperto in materie di immigrazione presso lo Studio Legale Sliglaw LLP.  Per contattarla potete mandare un’email a: gabriellab[at]sliglaw.com. 

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