NHS, crisi delle GP practices, i medici chiedono più investimenti

Fra le cause, il calo del numero di medici di famiglia. E Brexit peggiorerà le cose, mentre il governo propone di ridurre i tempi di formazione dei neo-dottori

NHS, crisi delle GP practices, i medici chiedono più investimenti

 

È esperienza tanto comune quanto frustrante: le visite dal GP, il medico di base, sono sempre più brevi, asettiche, limitate ad una valutazione superficiale e di un solo disturbo, non prevedono ulteriori accertamenti, e si concludono spesso con l’esasperante consiglio di curarsi con paracetamolo ed acqua, come denunciato in tanti commenti dei nostri lettori.

Quello sulla qualità della cura di base nel Regno Unito è un dibattito sempre attuale.

Il National Health Service britannico è, comprensibilmente, uno dei simboli migliori del paese: attivo dal 5 luglio 1948, è stato il primo servizio sanitario nazionale pubblico al mondo, un simbolo globale di uguaglianza e giustizia sociale nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale.

A settanta anni dalla sua nascita, però, la creatura del Ministro laburista della Salute Aneurin Bevan è oggi un pachiderma dove convivono eccellenze estreme e gravi disservizi, gravato da costanti problemi di organizzazione, carenza di staff qualificato e cassa.

Il complesso sistema dei GP, le practices dei medici di base, né è la frontiera e una delle cartine di tornasole. Ed è in sofferenza.

Lo denuncia il Royal College of General Practitioners, l’ente che rappresenta i medici di famiglia. In un rapporto pubblicato oggi, i suoi vertici chiedono a NHS England un ulteriore investimento di 2.5 miliardi di sterline per sostenere le practices più in difficoltà nel gestire il flusso crescente di visite.

L’alternativa, avvertono, è un allungamento dei tempi di attesa e un deterioramento dell’assistenza offerta nei 7.150 studi della sola Inghilterra.

Il governo May ha già annunciato lo stanziamento di 12 miliardi di sterline dedicati solo alle GP practices entro il 2020-21, ma secondo il RCGP la cifra non sarebbe sufficiente e ha rivisto i calcoli a 14.5 miliardi.

Fra i fattori che congestionano il lavoro quotidiano c’è l’aumento dei pazienti, l’incremento di malattie croniche come il diabete e la contemporanea riduzione del numero di medici di famiglia.

Da tempo, i vertici di NHS insistono nel puntare sulla prevenzione come strategia a lungo termine di risparmio, una strategia sposata in pieno anche dal nuovo Ministro della Salute Matt Hancock.

Prevenzione per la quale è cruciale proprio il ruolo del personale medico generico, più a contatto con la popolazione generale e più in grado di consigliare abitudini e pratiche salutari che impediscano o limitino l’insorgere di malattie.

Per questo, NHS England aveva già deciso di investire massicciamente nel sostegno dei medici di famiglia, con l‘incremento, entro il 2021, del 10% della proporzione del proprio budget destinato proprio ai GP.

Resta il problema irrisolto del numero dei medici di famiglia, crollato di 1000 unità dal 2015 malgrado l’impegno del precedente Ministro Jeremy Hunt di formarne alti 5000 entro il 2020.

Seconda una ricerca di Pulse, chiusa il mese scorso, il fabbisogno di medici generici non è mai stato cosí alto, con uno su sei posti di lavoro che non trova candidati.

Per ovviare a un deficit di personale medico qualificato Hunt aveva lanciato il progetto GP Forward View, che prevede fra l’altro incentivi agli studenti di medicina per intraprendere la carriera di GP, uno schema di indennità professionale supportato da fondi pubblici e la presenza nelle practices, entro il 2021, di 1500 farmacisti.

Uno sforzo probabilmente non sufficiente: la carenza di personale qualificato è una delle spine nel fianco del Sistema sanitario britannico, che ormai da molto tempo non forma abbastanza medici e paramedici e deve quindi ricorre ad assunzioni di personale straniero, in alcuni casi soggetto a restrizioni in base alle quote migratorie fissate dal governo.

Un problema che Brexit ha già aggravato, con un calo drastico nel numero delle application di medici e paramedici europei. Tanto che la scorsa settimana il sottosegretario alla Salute Stephen Barclay ha dichiarato al Telegraph che una delle soluzioni contemplate, post Brexit, è l’accelerazione del training degli studenti di medicina, che in base alla proposta all’esame del governo potrebbero essere abilitati all’esercizio della professione subito dopo la fine degli studi, senza l’anno di pratica attualmente richiesto prima della registrazione all’albo.

Prospettiva a cui la British Medical Association ha replicato chiarendo che “annacquerebbe seriamente la qualità dell’attuale formazione”.

  • Marco Nardelli

    Articolo senza evidenze offensivo e scritto male