Regno Unito e Italia: rapporti sempre forti nonostante Brexit e Covid

Una ricerca conferma la volontà del 77% degli italiani intervistati di recarsi in UK una volta conclusa l’emergenza sanitaria

Regno Unito e Italia: rapporti sempre forti nonostante Brexit e Covid

 

Prima con la Brexit e ora con il coronavirus, che sta limitando gli spostamenti delle persone, i rapporti tra Regno Unito e Italia sono sempre più messi a dura prova. Ma questo non sta a significare che si è creata un’inclinazione dell’interesse reciproco.

A confermarlo la nuova edizione dello studio condotto dalla “Swg” sui rapporti fra i due paesi e  commissionato dall’ambasciata britannica a Roma, attraverso il quale emerge con chiarezza la voglia di mantenere aperti i canali della collaborazione bilaterale, soprattutto in materia di ricerca scientifica, facendo leva sulla collaborazione in atto tra gli istituti di ricerca di Oxford e di Pomezia per arrivare a un vaccino che possa sconfiggere il covid in tempi brevi.

A tal proposito il 66% di italiani ritiene opportuno che il Regno Unito rimanga coinvolto nei piani dell’Unione europea per fronteggiare l’attuale emergenza sanitaria, a livello di ricerca e distribuzione dell’antitodo, ma anche nello scambio di informazioni e delle buone prassi per evitare la diffusione del contagio.

Per il 46% degli intervistati, il Regno Unito dovrebbe rimanere completamente coinvolto in tal senso, o quanto meno in parte per il 20%. D’altra parte, a fronte della collaborazione scientifica avviata tra l’università di Oxford e l’italiana Irbm per conto di AstraZeneca, 3 italiani su 4 ritengono prezioso il contributo che le competenze tecnologiche e di ricerca inglesi possono apportare alla ricerca di un vaccino contro il covid-19.

La terza edizione della ricerca punta il dito anche su altri aspetti del rapporto tra UK e Italia, soprattutto riguardo il futuro prossimo in considerazione del fatto che dal primo gennaio 2021 i sudditi di sua maestà saranno ufficialmente fuori dall’UE. Il Regno Unito continuerà ad essere un polo attrattivo, Brexit a parte?

Il 77% degli italiani ha intenzione di recarsi in UK una volta conclusa l’emergenza sanitaria, percentuale che sale all’86% tra chi ha tra i 25 e i 44 anni. Il desiderio di varcare la Manica nasce anche dal fatto che oltre 1 italiano su 2 tra gli intervistati ha dichiarato di avere almeno un parente, un amico o un conoscente che risiede attualmente in UK.

Rispetto alla scelta dei britannici di lasciare l’Unione Europea, metà degli italiani restano critici (52%), anche se aumenta del 5% il numero di chi sostiene che i cittadini inglesi abbiano fatto bene a votare per l’uscita (33%).

A prescindere dalle valutazioni sull’esito del referendum nel 2016, rimane maggioritaria la parte di italiani non meno intenzionati rispetto al passato a recarsi oltremanica per turismo (58%), studio (64%) o lavoro/affari (64%). Rispetto a un anno fa, tuttavia, complice la situazione sanitaria legata al Covid, la voglia di visitare il Regno Unito segna un rallentamento, soprattutto per i turisti, per cui un +14% si sente meno incline a recarvisi in questo momento rispetto al 2019.

Mentre sale al 68% (+2% rispetto a un anno fa) il numero di italiani a cui sta a cuore il mantenimento di una relazione profonda tra l’Italia e il Regno Unito, anche dopo la Brexit. La percentuale di quanti ritengono importante il proseguimento della collaborazione anglo-italiana cresce significativamente in riferimento a settori specifici.

Tra questi, cresce il numero di quanti auspicano che la collaborazione bilaterale continui in materia di scambi commerciali e investimenti (83%, +2% dal 2019), mentre rimane stabilmente alto il numero di chi ritiene strategico il mantenimento di una forte collaborazione in materia di ricerca scientifica e innovazione (82%), sviluppo sostenibile, energia e lotta ai cambiamenti climatici (77%).

Sempre maggioritario, anche se in lieve flessione rispetto al 2019, il numero di quanti ritengono importante collaborare in materia di sicurezza, difesa e immigrazione, che si assesta al 66% (-5% dal 2019), probabilmente a causa dell’accresciuta percezione di pericolo derivante dalla pandemia rispetto alle minacce più tradizionali.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa – ha detto l’ambasciatore britannico in Italia Jill Morris – dal numero di italiani che si dichiarano pronti a tornare nel Regno Unito dopo la fine dell’emergenza sanitaria, e accolgo con grande apprezzamento l’auspicio di tanti, che UK e Italia continuino a intensificare gli scambi in materia di ricerca scientifica e innovazione, ma anche di sviluppo sostenibile, energia e cambiamenti climatici. Si tratta di temi fondamentali, rispetto ai quali il mio paese e quello che mi sta ospitando hanno l’incredibile opportunità di lavorare insieme in vista delle nostre rispettive presidenze del G7 e del G20 nel 2021, nonché in virtù della nostra preziosa partnership nell’ambito della presidenza britannica della Cop26“.

@AleAllocca


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