“Post Brexit, le aziende britanniche non sono pronte ad assumere seguendo il nuovo schema a punti”

La denuncia di the3million, Settled e Here for a Good Law che criticano le lacune del nuovo sistema migratorio per i cittadini europei

“Post Brexit, le aziende britanniche non sono pronte ad assumere seguendo il nuovo schema a punti”

 

“C`è un concreto rischio di discriminazione nell’accesso al lavoro e alle altre prestazioni sociali per i cittadini europei nel post-Brexit”. A lanciare l’allarme è il fronte composto da the3million, Settled e Here for a Good Law, le organizzazioni in campo a sostegno dei cittadini UE che, a partire da gennaio, saranno esposti ad un nuovo sistema migratorio.

“Un cambio straordinario” sottolinea Luke Piper, avvocato esperto in diritto migratorio europeo e capo delle policy dei the3million.  “Il Regno Unito – spiega Piper – ha deciso il tipo di sistema migratorio che vuole, optando per uno rigido e severo al quale, se non vi si aderisce ci sono poche possibilità di lavorare”. 

Questa architettura migratoria, però, secondo Piper, è condizionata da due narrazioni. “Una che dice ‘vogliamo che rimaniate qui’ e un’altra che sembri affermare ‘vogliamo solo persone con specifiche professionalità’. Queste due idee presentano approcci conflittuali e le persone verranno travolte da queste due visioni cadendo, inutile girarci attorno, in un ambiente ostile. A partire dal nuovo anno, infatti, avremo un sistema migratorio nel quale i cittadini europei dovranno destreggiarsi tra controlli vari. Quando cercheranno lavoro o un appartamento dovranno dimostrare il diritto a permanere, la regolarità del proprio status. E per l’esercizio dei propri diritti, sarà fondamentale averne conoscenza. Ma il quadro che abbiamo non è esaltante”. 

A preoccupare sono una serie di indagini condotte sul campo che mostrano come né i cittadini, né tantomeno i datori di lavoro siano pienamente consapevoli su come affrontare il post-Brexit.

A destare perplessità è una recente ricerca condotta da Social Market Foundation, laboratorio politico apartitico, secondo il quale un campione pari al 40% di lavoratori europei che pianifica di permanere nel Regno Unito dopo la Brexit non conosce il settlement scheme o non sa di dovervi applicare.

Ma questi risultati non esauriscono le ragioni di sconcerto. In base all’analisi dei the3million, non solo i cittadini, ma anche aziende e società non sono pronte alla riforma del diritto migratorio. I rilievi effettuati mostrano che i datori di lavoro hanno difficoltà a comprendere sia il sistema migratorio come articolato, che l’approccio solo digitale scelto dal Governo”. 

Infatti solo il 14% delle aziende intervistate è consapevole del nuovo sistema lavorativo per i cittadini europei nel post – Brexit.

Un combinato disposto, scarsa conoscenza del nuovo sistema migratorio e approccio solo digitale del pre-settled e settled status, che preoccupa e non poco, traducendosi in rischio,  non solo potenziale, di serie discriminazioni.

“I risultati che abbiamo raccolto confermano qualcosa di reale” denunciano da the3million. “Un cittadino europeo su cinque rischia di vedere discriminato il suo diritto a lavorare nel post Brexit”. Numeri che meritano una seria riflessione, a poco meno di un mese dalla Brexit.

A questo indirizzo la ricerca integrale condotta da Social Market Foundation.


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