Post Brexit, a rischio i lavori “au pair”. Il governo UK li vuole assoggettare al nuovo sistema a punti

Un'associazione inglese lancia l'appello: "Sono lavori che danno la possibilità a migliaia di ragazzi stranieri di fare esperienze uniche, vanno tutelati"

Post Brexit, a rischio i lavori “au pair”. Il governo UK li vuole assoggettare al nuovo sistema a punti

 

Sono moltissimi i giovani italiani che ogni anno scelgono il Regno Unito come meta per lavorare come ragazzi e ragazze alla pari. Ma la Brexit potrebbe segnare la fine di una tradizione di scambi culturali che dura da generazioni.

A lanciare l’allarme è l’Associazione Britannica per le Agenzie di collocamento AuPair (BAPAA), secondo cui nonostante il governo conservatore avesse promesso, ad inizio mandato, di supportare i programmi Au Pair europei, in quanto importante risorsa sia per l’economia locale sia per il mantenimento delle relazioni con l’Unione, tali progetti potrebbero diventare impraticabili con la fine del periodo di transizione e l’effettiva uscita del Regno Unito dall’UE.

A partire dal 31 dicembre 2020 alle 23 ora locale, l’UK non sarà più soggetto alla libertà di circolazione tra i paesi membri dell’Unione Europea. Questo significa che chiunque vi si voglia trasferire dopo tale data, per motivi di studio o di lavoro, dovrà fare richiesta per un visto o un permesso di soggiorno.

I lavoratori alla pari sono però una categoria particolare di lavoratori, in quanto in cambio dei loro servizi non ricevono uno stipendio vero e proprio, ma vitto, alloggio ed una paghetta di poche sterline a settimana.

Le associazioni Au Pair stanno quindi spingendo affinché ai ragazzi alla pari venga riconosciuto uno status speciale all’interno del Programma di Mobilità Giovanile previsto Tier 5 (Temporary Worker – Government Authorised Exchange visa).

Questo tipo di visto darebbe diritto ad un lavoratore di età compresa tra i 18 ed i 30 anni, che abbia l’equivalente di £1890 in risparmi, di rimanere nel Regno Unito fino a 2 anni, previo pagamento di una tassa di £244 e dell’assicurazione medica di £470 annuali.

Secondo la BAPAA, gli Au Pairs dovrebbero però essere esenti da qualsiasi requisito di tipo economico, in quanto supportati dalle famiglie locali e sponsorizzati dalle agenzie di collocamento internazionali.

Ma il segretario all’immigrazione Kevin Foster ha ribadito che “non verrà istituita una via legale destinata ai lavoratori alla pari“. E che “in quanto lavoratori remunerati – seppur non nel senso comune del termine-“, questi saranno soggetti allo stesso sistema a punti degli altri lavoratori stranieri (qui un nostro articolo in merito).

Secondo i dati dell’Associazione, il 7% delle famiglie inglesi farebbe ricorso a ragazzi alla pari per un aiuto in casa e con i bambini. La maggior parte di questi ragazzi sono europei e molti sono italiani.

I lavoratori alla pari non costituiscono un costo per il paese. Non sono nemmeno lavoratori; vengono qui per imparare la lingua, aiutano con i bambini e ricevono circa £100 a settimana che poi spendono nei negozi locali,’ ha commentato Kristina Hawkett della BAAPA.

Oltre ad essere una risorsa per le famiglie inglesi, i ragazzi Au Pair hanno inoltre la possibilità di imparare l’inglese all’estero senza spendere troppi soldi. ‘E’ assolutamente necessario che i programmi Au Pair continuino ad essere riconosciuti e supportati dal governo britannico. Dobbiamo cercare di mantenere le relazioni che abbiamo con l’Europa ed i suoi giovani,’ ha dichiarato Sandra Landau, la fondatrice della petizione nazionale SaveAuPairs che ad oggi ha raccolto quasi 30,000 firme.


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