Brexit, rischio caos per l’industria musicale in caso di No Deal

Un tour o un ingaggio potrebbero diventare molto più costosi, anche fino a 1000 sterline, se il Regno Unito dovesse uscire senza un accordo con l’Unione

Brexit, rischio caos per l’industria musicale in caso di No Deal

 

Non è solo la spinosa questione della gestione dei confini del mare per i pescherecci o l’ancora più spinosa dei confini con l’Irlanda, a soffrire dell’incertezza della Brexit è ora anche il mondo della musica.

A preoccupare musicisti e promoter è soprattutto lo scenario, oramai sempre più concreto, di un No Deal. Secondo un nuovo report pubblicato dalla Incorporated Society of Musicians (associazione no-profit britannica dedita a proteggere i diritti dei musicisti in UK), un’uscita senza un accordo il 31 ottobre getterebbe l’industria “nel caos”. Tante le aree a rischio, dalle leggi sul copyright, ai tour in Europa, fino al costo di vinili e ticket per concerti.

La Brexit, Deal o No Deal, andrebbe sicuramente a limitare la libertà di movimento per gli artisti britannici che vorranno continuare ad esibirsi in Europa.

Un musicista europeo che si esibisce al di fuori del confine europeo deve normalmente farsi carico di un visto o permesso di lavoro, deve firmare molti documenti, e pagare per il trasporto del proprio strumento. E’ un processo molto costoso e complicato” ci racconta Josephine Burton, direttore esecutivo di Dash Arts, compagnia di artisti internazionale con sede a Londra, “il bello di suonare in Europa è sempre stato quello di potersi spostare senza problemi, e questo vale per tutti, dalle orchestre al gruppo di artisti freelance”.

La Incorportated Society of Musicians (ISM) ha calcolato ingenti costi aggiuntivi per un tour musicale in caso di No Deal: artisti o performers che vorranno esibirsi e viaggiare in uno qualsiasi dei 27 paesi membri dell’Unione in futuro potrebbero vedersi costretti a pagare oltre 1000 sterline, delle quali 700 solo per il trasporto del proprio strumento oltremanica.

E’ una situazione molto triste” ha commentato il violoncellista e baritono anglo-tedesco Simon Wallfisch  (nella foto in alto @Mariaelena Agostini) a Londra, Italia “io viaggio moltissimo, metà del mio lavoro è in altri paesi europei. Viaggiare con facilità da un paese all’altro è un requisito fondamentale per ogni musicista, per alcuni di noi sta già diventando difficile venire ingaggiati per concerti per via dell’incertezza dovuta alla Brexit”.

Incontriamo Simon davanti al Parlamento britannico, armato di violoncello e parrucca bianca in stile Mozart. È qui che, da più di un anno e mezzo per una volta al mese, lui ed altri suoi colleghi musicisti si ritrovano per suonare l’inno alla Gioia di Beethoven e manifestare contro la Brexit. In mano, alcuni di loro stringono il cartello con la scritta: “I musicisti dipendono dalla libertà di movimento”.

L’industria musicale nel Regno Unito ha un valore pari a 4.5 miliardi di sterline, quindi è fondamentale che il governo si metta in moto al più presto per proteggerla” ha commentato Naomi Bath, una delle autrici del report della ISM “quello che chiediamo al Governo è di riconoscere al più presto il problema, e che i diritti dei nostri artisti vengano salvaguardati, senza costi aggiuntivi.  Nessuno dovrebbe mettere delle barriere alla musica”.

@Agostinimea


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