Brexit: più difficile per gli europei diventare cittadini britannici. Segno della maggiore rigidità che ci aspetta?

L'analisi della nostra esperta in materie immigratorie sull'attuale rapporto tra UK ed UE e cosa un No Deal può comportare per le persone

Brexit: più difficile per gli europei diventare cittadini britannici. Segno della maggiore rigidità che ci aspetta?

 

Incredibilmente, a poco più di di due mesi dalla fine del regime transitorio che porterà al completamento della Brexit, si parla ancora di un possibile No Deal. Il Regno Unito sembra irrigidirsi durante i negoziati, e per quanto riguarda i diritti degli europei, il governo non cede alle pressioni dei gruppi nati per supportare i cittadini dell’Unione residenti in UK, che chiedono maggiori certezze.

Ad esempio, finora non si è riusciti ad ottenere un settled status cartaceo al posto di quello online, criticato perchè potrebbe creare problemi in sede di verifica del proprio diritto a lavorare, affittare un’abitazione o entrare nel Paese. Questo clima è probabilmente un’anticipazione dei tempi futuri, e dimostra come l’hostile environment nei confronti degli stranieri si stia estendendo a macchia d’olio fino a coprire europei ed extra-europei in egual modo.

Ad esempio, da maggio ad oggi, l’Home Office ha modificato due guide che trattano l’acquisto della cittadinanza. Queste guide, pubblicate online, sono indirizzate agli impiegati del ministero preposti a decidere le domande di naturalizzazione, di chi cioè vuole diventare cittadino britannico.

Per quanto le modifiche alle guide siano state fatte passare come chiarimenti di normative già in vigore, l’interpretazione restrittiva che viene proposta rende sicuramente più difficile il successo delle domande dei cittadini europei.



Innanzitutto è stato chiarito che in sede decisionale dovrà essere valutato se il cittadino europeo può vantare residenza legale nel Regno Unito durante i cinque anni (o tre se coniugati con un britannico) precedenti la presentazione della domanda.

Chi, durante tale periodo, ha lavorato non dovrebbe avere problemi, ma chi invece ha studiato o si è supportato economicamente con fondi propri, dovrà dimostrare di avere avuto anche un’assicurazione medica privata oppure la European Health Insurance Card, cioè la tessera sanitaria rilasciata dal Paese di origine.

Coloro che hanno già ottenuto la permanent residence, si saranno già scontrati con questo problema, ma chi pensava di averla scampata ed ha ottenuto il settled status, ora si ritrova davanti lo stesso problema dell’assicurazione medica. Ma c’è di più.

Il 30 settembre, l’Home Office ha modificato anche la guida che indica come valutare il good character di chi fa domanda di cittadinanza. Questo requisito guarda al comportamento del richiedente nei 10 anni precedenti la presentazione della domanda stessa.

In particolare, per gli extra-europei, l’essere entrati nel Regno Unito illegalmente o l’essere rimasti dopo la scadenza del proprio permesso di soggiorno, ha creato problemi a moltissimi richiedenti che si sono visti rifiutare la domanda di cittadinanza, a causa della loro inosservanza delle leggi sull’immigrazione. Ovviamente un europeo per definizione non può essere entrato clandestinamente in UK, visto che esiste la libertà di circolazione.

Però la mancanza di alcuni requisiti quali appunto l’assicurazione medica per studenti o persone economicamente autosufficienti, o l’aver avuto accesso a sussidi di vario tipo, potrà essere considerata una macchia sulla propria storia immigrativa.

Visto che questi cambiamenti sono molto recenti, è ancora presto per dire se in tali casi le domande saranno effettivamente rifiutate, o se verrà esercitata discrezionalità a favore dei richiedenti.
Però il fatto stesso che l’Home Office abbia sentito l’esigenza di rendere i requisiti necessari più stringenti è un chiaro messaggio che forse non siamo cosi benvenuti come pensavamo.


L’autrice di questo articolo è Gabriella Bettiga director di MGBe Legal. Per contattarla gabriella@mgbelegal.com

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