Brexit, deal o no-deal per gli europei è tempo di regolarizzare il proprio status in UK

Qualunque sarà lo scenario futuro, il Governo britannico chiederà agli oltre 3 milioni di europei nel Regno Unito di "certificare" la propria presenza

Brexit, deal o no-deal per gli europei è tempo di regolarizzare il proprio status in UK

 

Dopo 18 mesi di negoziati ed innumerevoli incontri, domenica mattina i leaders dell’Unione Europea hanno appoggiato il “Withdrawal agreement”, l’accordo che consentirà al Regno Unito di uscire dall’UE mantentendo relazioni più o meno solide con il resto dell’Europa.

Catastrofe del “no deal” cioè del “nessun accordo” evitata dunque? Beh, ancora no.

Ora Theresa May dovrà ottenere l’appoggio del parlamento nazionale, e non sarà impresa facile visto che molti parlamentari si oppongono ai termini dell’intesa raggiunta. Per chi vuole uscire dall’Europa il patto è troppo debole, per chi vuole rimanere, non è abbastanza vantaggioso.

Il parlamento comunque voterà a dicembre, l’11, e se l’accordo tra la May e l’Unione non verrà approvato, si prospetteranno varie possibilità molto diverse tra loro. Da un lato, il Regno Unito potrebbe dover lasciare l’Unione senza un accordo, e dall’altro potrebbe esserci un nuovo Brexit-referendum (ma questa ipotesi pare piuttosto improbabile) o nuove elezioni generali.

A soli quattro mesi dalla fatidica data del 29 marzo 2019, in cui la Gran Bretagna dovrebbe cessare di far parte dell’Unione Europea, questa incertezza spaventa. Agli europei che vivono in UK, o che pensano di trasferirsi qui in futuro, forse spaventa ancora di più il tono della lettera aperta di Theresa May alla nazione, pubblicata questo weekend dalla BBC e da altre testate.

La lettera afferma che finalmente il popolo britannico riprenderà il controllo dei propri confini, dei propri soldi e delle proprie leggi. Finalmente il Regno Unito avrà i fondi necessari per l’NHS, il servizio sanitario nazionale che languisce da anni, perché “termineranno i grossi pagamenti annuali all’UE”.

Se venissi da un altro pianeta e leggessi queste parole, penserei che fino ad oggi gli europei hanno invaso impunemente il Regno Unito, compiendo scorrerie, imponendo leggi e tasse e saccheggiando il Paese.



Forse qualcuno che ha votato a favore della Brexit la pensa proprio così, ma leggere queste affermazioni, che dovrebbero rassicurare il popolo britannico che lasciare l’Unione è la cosa giusta, fa un po’ male a noi europei residenti nel Regno Unito.

Theresa May dichiara che finalmente “riprenderemo il controllo dei nostri confini, mettendo fine alla libera circolazione delle persone una volta per tutte”, come se la libera circolazione fosse un male e aggiunge che “invece di un sistema di immigrazione basato sulla provenienza di una persona, ne costruiremo un altro basato sulle capacità e talenti che la persona può offrire”.

In realtà questo sistema già esiste, ma non si applica agli europei.  Per entrare nel Regno Unito a scopo lavorativo, il cittadino extra europeo ha bisogno di uno sponsor, cioè di un contratto di lavoro. Per poter sponsorizzare un lavoratore, le aziende devono prima ottenere una licenza dall’Home Office, e pagare una tassa per ogni lavoratore extra europeo assunto. Inoltre, normalmente questa strada non è percorribile da chi non è almeno laureato, e il visto, se concesso, rende molto difficile cambiare lavoro per almento cinque anni.

Dalle parole della May, pare che questa sarà la situazione anche per gli europei che vorranno trasferirsi in UK dopo dicembre 2020. Per ora, il governo britannico continua a rassicurare chi è ancora qui dicendo che al momento non c’è bisogno di fare nulla.

Questa affermazione è tecnicamente vera: è ovvio che finché siamo parte dell’Unione non c’è bisogno di fare nulla. Ma va chiarito che se non si farà domanda di settled status o pre-settled status entro i tempi previsti, si diventerà illegali.

Finita la libera circolazione, si potrà restare in UK per un periodo superiore a tre mesi solo se muniti di apposito permesso di soggiorno. Ci sarà “permesso” di entrare o restare, ma non ne avremo più diritto”.

Le norme transitorie permettono a chi è qui prima di marzo 2019 e a chi entrerà nel Regno Unito entro dicembre 2020 di richiedere il settled status o il pre settled status. Bisognerà regolarizzare la propria posizione entro giugno 2021.

Alle leggi di immigrazione nazionale è stata aggiunta un’intera sezione dedicata alla domanda di settled status, che però non fa chiarezza su tutte le possibili ipotesi, ed è stata criticata da più parti.

Se poi si avvererà l’ipotesi del “no deal”, le norme transitorie potrebbero non essere applicate ma, fino al voto parlamentare in programma nei prossimi giorni dicembre, continuiamo a navigare in acque incerte, e sperare in un futuro migliore di quello che il governo sta scrivendo per noi.

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L’autrice di questo articolo è Gabriella Bettiga, avvocato esperto in materie di immigrazione presso lo Studio Legale Sliglaw LLP.  Per contattarla potete mandare un’email a: gabriellab[at]sliglaw.com.